Gay & Bisex
La raccolta delle olive
02.11.2025 |
2.152 |
3
"Edoardo, seduto per terra, il suo cazzo pulsante in mano, si masturbava furiosamente, gli occhi fissi sul nipote, la sua mente in un turbinio di shock e incredulità, ma anche di un piacere..."
Il ticchettio della tastiera scandiva le ore notturne, un ritmo familiare per Leonardo, studente universitario a Milano, mentre la luce fredda dello schermo illuminava il suo viso stanco. Ventidue anni, una mente affinata sui libri, ma un cuore che batteva ancora al ritmo lento e antico della sua Puglia. Il brusio della città era un sottofondo costante, ma a volte, nel silenzio della sua stanza, udiva ancora il fruscio delle foglie d'ulivo mosse dal vento, il richiamo lontano della sua terra. Il telefono vibrò, strappandolo da un groviglio di appunti di economia politica."Pronto?" La sua voce era un po' impastata dal sonno e dalla concentrazione.
"Leo, sono zio Edoardo." La voce rauca e profonda risuonò, portando con sé il sapore salmastro della costa adriatica.
Un sorriso spontaneo si aprì sul volto di Leonardo. "Zio! Che sorpresa! Tutto bene?"
"Insomma, tutto bene..." Un sospiro pesante riempì la linea. "Ti ricordi che ti dicevo della schiena? Quegli esercizi in palestra, fatti male, mi hanno ridotto uno straccio. Ora sono qui, un po' piegato, e la raccolta delle olive è alle porte."
Leonardo aggrottò la fronte, un velo di preoccupazione gli attraversò gli occhi. "Ah, zio, mi dispiace tanto. Hai provato con la fisioterapia?"
"Sì, sì, ma il tempo stringe. Devo gestire gli operai, le macchine, e non riesco nemmeno a chinarmi come si deve. Pensavo... sai, il ponte del primo novembre. Saresti libero? Mi farebbe comodo un paio di mani in più, e soprattutto un po' di testa fresca per coordinare tutto. Magari anche solo per qualche giorno." L'invito era velato di una speranza quasi supplichevole.
"Ma certo, zio! Non devi nemmeno chiederlo!" Leonardo non esitò un istante. L'idea di tornare a casa, anche solo per pochi giorni, riempiva il suo petto di una gioia inaspettata. E poi, passare del tempo con zio Edoardo era sempre un piacere. "Prendo il primo treno che trovo. Ti do una mano con tutto, non preoccuparti. Sarò lì prima che tu possa dire 'olio nuovo'!"
La risata dello zio, seppur un po' forzata dalla fatica, scaldò il cuore di Leonardo. "Grazie, Leo. Sei un tesoro. Ti aspetto. Chiamami quando sei in partenza."
I giorni seguenti furono un turbine di preparativi e studio per anticipare gli esami. Poi, finalmente, il treno sfrecciava verso sud, portando Leonardo lontano dal grigio di Milano e verso il sole e la terra rossa della Puglia. L'aria, già diversa, più densa, più profumata, lo accolse alla stazione. Edoardo era lì, appoggiato alla sua jeep, la figura alta e imponente di un uomo dal bell'aspetto di 45 anni, ma con le spalle leggermente curve, un leggero zoppicare nel passo.
"Zio!" Leonardo si avvicinò con un abbraccio caloroso, sentendo la muscolatura tesa sotto la camicia di flanella.
"Leo, quanto sei cresciuto!" Edoardo gli diede una pacca sulla spalla, il suo sorriso velato da un'ombra di stanchezza. "Vieni, sali. Ti porto a casa, e poi andiamo subito negli uliveti. C'è un bel daffare."
Durante il tragitto, il paesaggio familiare sfilava veloce: muretti a secco, campi arati, e poi, finalmente, distese infinite di ulivi, le foglie argentee che tremolavano al vento.
"Allora, com'è questa schiena, zio?" Leonardo cercò di mantenere un tono leggero, ma la sua preoccupazione era palpabile.
Edoardo strinse le mani sul volante. "Una maledizione, Leo. Ogni movimento è una fitta. Quei maledetti squat, li ho fatti con una tecnica sbagliata, e ora... sembra che mi sia incastrato un sasso tra le vertebre. Sento la parte bassa della schiena, proprio sopra il sedere, che brucia. E anche i muscoli lì intorno sono tutti contratti." Un gemito involontario gli sfuggì. "Dovrò fare attenzione a non fare movimenti bruschi, altrimenti mi blocco del tutto. È un casino gestire gli operai in queste condizioni."
Arrivarono agli uliveti. Otto uomini robusti, dalla pelle scura e gli occhi vivaci, si muovevano tra gli alberi, stendendo teli neri sotto le fronde cariche. Erano i lavoratori del Camerun, da anni un pilastro dell'azienda di Edoardo, ormai parte della famiglia.
"Ciao, Leo!"
"Ciao, capo!" Le loro voci squillanti salutarono Leonardo con affetto, ricordando i tempi in cui correva tra gli ulivi da bambino.
Leonardo si rimboccò le maniche, e per le ore successive, si immerse nel lavoro, coordinando, spostando, e a volte, chinandosi per raccogliere qualche oliva sfuggita ai teli. Edoardo, con la sua andatura cauta, lo affiancava, dando istruzioni e supervisionando. Ma ogni tanto, un sospiro più profondo, una smorfia di dolore, tradiva la sua condizione.
Nel pomeriggio, un furgone arrivò per caricare i primi quintali di olive. Gli operai si allontanarono, uno dopo l'altro, per aiutare con il carico e il trasporto al frantoio, lasciando Leonardo ed Edoardo soli in mezzo alla distesa argentea.
Edoardo si appoggiò a un tronco nodoso, il viso tirato. "Ah... Leo, non ce la faccio più. Sento un bruciore qui, proprio qui." Si portò una mano alla parte bassa della schiena, sopra i glutei. "Ho una pomata, quella che mi ha dato il fisioterapista. Non è che potresti... potresti spalmarla tu? Non riesco a piegarmi così tanto."
Leonardo si avvicinò subito. "Certo, zio. Dove l'hai messa?"
Edoardo frugò nella tasca dei pantaloni della tuta, estraendo un tubetto bianco. "Eccola. È un po' untuosa, attento."
Mentre Leonardo prendeva il tubetto, Edoardo cominciò a sbottonare la camicia a quadri. "Devo togliere la camicia, altrimenti la macchio tutta. È una di quelle che non vanno via." La camicia cadde a terra, rivelando una schiena ampia e muscolosa, scolpita da anni di lavoro nei campi, ma anche, si intuiva, da una cura costante del proprio corpo.
Leonardo annuì, ma poi la sua attenzione cadde più in basso. "Zio, se ti togli solo la maglietta, la pomata colerà sui pantaloni, e poi ti sporchi anche quelli."
Edoardo si bloccò, riflettendo. "Hai ragione... Che diavolo. Tanto siamo soli e tu sei mio nipote." Con un gesto deciso, sfilò i pantaloni e poi anche gli slip, lasciandoli cadere ai suoi piedi dando le spalle a Leonardo, completamente nudo, la pelle ambrata che risaltava contro il verde degli ulivi e il rosso della terra.
Leonardo rimase un attimo senza fiato. Il corpo di Edoardo era una scultura vivente. Spalle larghe, muscoli della schiena definiti, e poi, più in basso, due glutei sodi e tondi, scolpiti, che si fondevano con le cosce possenti. Non una fibra fuori posto, una manifestazione perfetta di forza e virilità. Un calore inaspettato si diffuse nel petto di Leonardo, e un leggero imbarazzo gli colorò le guance.
"Allora, Leo? Che aspetti?" Edoardo, ignaro della tempesta che stava scuotendo il nipote, lo esortò con una risatina. "Fa' presto, prima che mi blocchi del tutto."
Leonardo si riscosse, stringendo il tubetto tra le dita. Spremette una generosa quantità di pomata, fredda e densa, sul palmo della mano. Poi, con delicatezza, appoggiò le mani sulla pelle calda e liscia di Edoardo, proprio sopra l'incavo dei glutei. Le sue dita iniziarono a massaggiare, con movimenti circolari, spalmando la crema sulla zona dolorante. I muscoli sotto i suoi polpastrelli erano tesi, duri come la pietra.
"Mmh... Ahhh... Che sollievo..." Edoardo sospirò, rilassando leggermente le spalle. "Più forte, Leo. Non aver paura. Senti come sono duri questi muscoli?"
Leonardo aumentò la pressione, i suoi pollici che affondavano nella carne soda. Sentiva il calore irradiarsi dalla pelle di Edoardo, il profumo della pomata, misto a quello della terra e del corpo maschile. I suoi occhi non potevano fare a meno di ammirare le curve perfette dei glutei, la linea profonda che li divideva.
"Zio, complimenti per il fisico," mormorò, la voce un po' roca. "Hai un culo... davvero incredibile." L'imbarazzo era svanito, sostituito da una strana, potente ammirazione.
Edoardo ridacchiò. "Ah, grazie, nipote. Anni di sacrifici, e un po' di buona genetica, forse. Ma tu non sei da meno, eh? Ti vedo in forma."
Continuò a massaggiare, sentendo i muscoli di Edoardo che, lentamente, si rilassavano sotto le sue mani. La pomata si assorbiva, lasciando la pelle lucida e profumata.
"Ecco fatto, zio. Dovrebbe iniziare a fare effetto adesso." Leonardo si allontanò di un passo, pulendosi le mani su un fazzoletto.
Edoardo si stiracchiò, emettendo un altro sospiro di sollievo. "Mmh. Molto meglio, davvero. Non so come avrei fatto senza di te." Si voltò lentamente per prendere i pantaloni, ma mentre si girava, il suo corpo nudo fu completamente esposto a Leonardo.
Edoardo era un vero spettacolo. Addominali scolpiti, una "tartaruga" che sembrava disegnata, muscoli pettorali definiti, braccia possenti. Ma l'attenzione di Leonardo fu catturata da un'altra parte. Tra le gambe forti e leggermente divaricate, un pene, ancora flaccido, pendeva in avanti. Era di dimensioni notevoli, anche a riposo, con una circonferenza che prometteva molto, e una testa che sembrava già voler spingere in fuori. Una cascata di peli scuri e folti incorniciava la base, scendendo fino a coprire i testicoli, pesanti e rilassati.
Leonardo sentì un nodo alla gola. I suoi occhi indugiavano, quasi incollati, su quella visione inaspettata. Il suo respiro si fece affannoso, e sotto i jeans, sentì la sua erezione farsi strada, dura e insistente.
Edoardo si accorse dello sguardo fisso del nipote. Un sorriso malizioso, una scintilla divertita gli balenò negli occhi, nonostante il dolore alla schiena. "Sai, Leo... ora che ci penso... sento un po' di fastidio anche qui, all'inguine. Proprio dove la schiena si unisce alle gambe, sai? Forse la pomata dovrebbe andare anche lì. Tanto, ormai sono nudo, no?" La sua voce era un sussurro, un invito implicito.
Leonardo, con il cuore che batteva all'impazzata, annuì, incapace di parlare. Le sue guance erano in fiamme. Prese di nuovo il tubetto, le mani che tremavano leggermente. Spremette altra pomata, e questa volta, si avvicinò a Edoardo che si era leggermente girato, di lato, per offrirgli un accesso migliore.
Le mani di Leonardo sfiorarono la pelle calda dell'inguine di Edoardo, proprio dove le cosce si univano al bacino. I peli scuri erano morbidi e folti sotto le sue dita. Iniziò a massaggiare con movimenti lenti, sentendo i muscoli tesi, ma anche la pelle liscia e la curva del bacino. Era incredibilmente imbarazzato, ogni tocco era un'elettricità che gli percorreva il braccio, ma allo stesso tempo, una curiosità irresistibile lo spingeva avanti.
Mentre le sue dita si muovevano, sfiorarono accidentalmente la base del pene di Edoardo. Un brivido corse lungo la schiena di entrambi. Edoardo trattenne il respiro, e Leonardo sentì il suo cazzo, sotto i jeans, farsi ancora più duro, pulsante.
"Mmh..." Edoardo emise un gemito sommesso, non più per il dolore alla schiena, ma per la sensazione inaspettata. "Un po' più giù, Leo. Qui, senti? È tutto contratto." La sua voce era più profonda, un po' rauca.
Leonardo obbedì, le sue dita scesero ancora, sfiorando i testicoli pesanti, morbidi e caldi. Sentì il suo pollice accarezzare la base del fusto, proprio sotto la folta peluria. In quel momento, notò che il pene di Edoardo stava iniziando a reagire. Un leggero fremito, un gonfiore impercettibile, ma inconfondibile.
Il cuore di Leonardo martellava nel petto. Il suo imbarazzo si mescolava a un desiderio acuto, una sensazione che non aveva mai provato prima. Continuò a massaggiare, le sue dita che ora si avventuravano più vicino al fusto, sentendo la pelle morbida e setosa.
"Ah... sì... proprio lì," Edoardo ansimò, il suo respiro che si faceva più rapido. Il suo cazzo, ora, non era più solo gonfio. Stava lentamente, inesorabilmente, risvegliandosi. La testa, carnosa e scura, si faceva più grande, la pelle tesa, le vene che iniziavano a pulsare.
Leonardo non riusciva a distogliere lo sguardo. Vedere il cazzo di zio Edoardo che si ergeva, lento e potente, davanti ai suoi occhi, era una visione che lo ipnotizzava. Le sue mani, quasi indipendenti dalla sua volontà, continuavano a massaggiare l'inguine, il pollice che sfiorava la base del pene, sentendo la sua crescente durezza.
"Leo..." Edoardo si voltò completamente, il suo sguardo intenso, carico di un desiderio che rispecchiava quello di Leonardo. Il suo cazzo era ormai quasi completamente eretto, puntato verso l'alto, una torre di carne tesa e pulsante. La sua testa, di un viola scuro, luccicava di umidità.
Leonardo non disse nulla. Il suo cervello era annebbiato dal desiderio, il suo corpo che bruciava. I suoi occhi si alzarono a incontrare quelli di Edoardo, e in quello sguardo, ogni dubbio, ogni esitazione, svanì.
Edoardo fece un passo avanti, le mani che si posarono sui fianchi di Leonardo, stringendolo a sé. La pelle calda del suo addome nudo si premette contro i vestiti di Leonardo, e il suo cazzo, ormai duro come la pietra, premette contro i jeans del nipote.
"Lo vuoi, vero?" lo zio sussurrò, la sua voce roca, carica di un'intensa sensualità.
Leonardo annuì, incapace di parlare, il suo respiro che si spezzava.
Edoardo si chinò, le sue labbra calde che trovarono quelle di Leonardo. Un bacio profondo, famelico, che sapeva di sale e di terra, di desiderio represso e di liberazione. La lingua di Edoardo si avventurò nella bocca di Leonardo, esplorando, accarezzando, succhiando. Leonardo rispose con la stessa foga, le sue mani che si aggrappavano ai muscoli saldi della schiena di Edoardo, sentendo ogni fibra tendersi.
Il bacio si fece più intenso, le lingue che danzavano, il sapore di Edoardo che inondava la bocca di Leonardo. Edoardo si allontanò un attimo, solo per strappare via la maglietta di Leonardo, poi i jeans, le sue mani che si muovevano veloci, impazienti. Leonardo, in un attimo, fu nudo anche lui, la sua erezione che balzava fuori, dura e dritta, pronta.
Edoardo lo guardò, i suoi occhi che brillavano di desiderio. "Bellissimo," mormorò, le sue dita che accarezzarono il fusto teso del nipote, sentendo la pelle liscia e calda.
Leonardo gemette, la sensazione così intensa, così nuova. Edoardo si inginocchiò lentamente, il suo sguardo fisso sul pene di Leonardo. Aprì la bocca, umida e calda, e prese la punta del cazzo di Leonardo, succhiandola delicatamente, poi affondando di più, avvolgendo il fusto nella sua gola.
"Ahhh... zio!" Leonardo ansimò, la testa che gli si rovesciava all'indietro. La bocca di Edoardo era incredibile, calda, umida, che tirava e succhiava, le sue labbra che si muovevano con un ritmo esperto. Sentiva i denti di Edoardo accarezzare leggermente il suo fusto, provocando brividi lungo la sua spina dorsale.
Edoardo continuò, la sua gola che lavorava il cazzo di Leonardo, succhiando con avidità, tirando, spingendo. Il suono dello schioccare delle sue labbra, il rumore del cazzo di Leonardo che schizzava dentro e fuori dalla sua bocca, riempiva l'aria. Leonardo si teneva ai capelli di Edoardo, spingendo il suo bacino in avanti, volendo di più, volendo tutto.
Quando Edoardo tirò fuori il cazzo dalla sua bocca, era lucido di saliva, pulsante e rosso. Si alzò, il suo sguardo che non lasciava mai quello di Leonardo. "Ora tocca a te," disse, la sua voce un sussurro rauco. Si voltò, piegandosi leggermente in avanti, offrendo a Leonardo i suoi glutei sodi e tondi, la linea scura che portava all'ano.
Leonardo, con le mani tremanti, si avvicinò. Il suo cazzo era così duro che faceva male. Edoardo si chinò ancora di più, allargando leggermente le natiche con le mani. L'ano, una piccola rosa carnosa, si aprì leggermente, invitante. Leonardo sputò sulla punta del suo cazzo, poi la appoggiò contro l'apertura.
"Piano, Leo. È la prima volta per me, qui dietro." Edoardo ansimò, stringendo i denti.
Leonardo spinse delicatamente, sentendo la resistenza, la pelle che si tendeva. Poi, con un gemito, la punta entrò, calda e stretta. Edoardo si irrigidì, un lamento che gli sfuggì dalle labbra.
"Ah... piano... ahhh..."
Leonardo aspettò, lasciando che Edoardo si abituasse. Poi spinse ancora, lentamente, e poi ancora, sentendo il suo cazzo che si faceva strada, sempre più profondo, allargando l'apertura. Il suono di carne che si apriva, un lieve schioccare umido, era quasi assordante nel silenzio degli uliveti.
"Mmh... sì... ora vai..." Edoardo ansimò, i suoi muscoli che si erano rilassati leggermente.
Leonardo iniziò a spingere, lento e costante, il suo cazzo che entrava ed usciva dal culo stretto e caldo dello zio. Sentiva ogni muscolo tendersi e rilassarsi, il suo pene che scivolava dentro e fuori, un movimento ritmico e profondo. Le sue mani si posarono sui fianchi di Edoardo, spingendolo più forte contro di sé.
"Ahhh... Leo... più forte... sì... così..." Edoardo gemeva, la sua voce che si spezzava in sussurri di piacere. I suoi glutei si contraevano ad ogni spinta, avvolgendo il cazzo di Leonardo in una morsa calda e stretta.
Leonardo non si era mai sentito così bene. Ogni spinta era un'esplosione di sensazioni, il calore e la stretta del culo di Edoardo che lo portavano sull'orlo. Il suo bacino si muoveva con forza, le palle che schiaffeggiavano le natiche di Edoardo ad ogni affondo. Il suono del loro accoppiamento, lo squelching umido della carne, i gemiti di entrambi, si diffondevano nell'aria.
"Sto per venire, zio... ahhh..." Leonardo ansimò, il suo corpo che tremava.
"Vieni dentro di me... ahhh..." Edoardo gridò, la sua voce quasi un pianto.
Con un ultimo, potente affondo, Leonardo sentì il suo corpo esplodere. Un getto caldo e denso di sperma inondò l'interno di Edoardo, mentre lui stesso gridava, il piacere così intenso da fargli mancare il fiato. Edoardo si irrigidì, i suoi muscoli che si contraevano intorno al cazzo di Leonardo, mentre anche lui veniva, un gemito profondo e prolungato che gli scuoteva il corpo.
Si accasciò su Leonardo, il respiro affannoso, il corpo che ancora tremava per le convulsioni dell'orgasmo. Leonardo lo tenne stretto, il suo cazzo ancora pulsante dentro Edoardo, sentendo il calore del suo sperma che si spargeva dentro di lui. Un silenzio profondo, carico di un'intimità inaspettata, avvolse i due uomini nudi sotto il cielo che si tingeva di rosso. Dopo poco senza nemmeno parlare si scambiarono i ruori e lo zio penetrò il nipote.
Poi, un rumore. Il rombo del motore del furgone, che tornava dagli uliveti. Le voci degli operai, sempre più vicine. Leonardo ed Edoardo si guardarono, gli occhi sgranati, la consapevolezza che li colpiva con la forza di un pugno. Erano completamente nudi, in mezzo agli ulivi, e gli operai stavano tornando.
"Oddio... gli operai..." Leonardo sussurrò, il panico che gli saliva alla gola.
"Merda," Edoardo imprecò, cercando di staccarsi da Leonardo, il suo cazzo che scivolava fuori dalla bocca del nipote con un sonoro "schlick".
Ma era troppo tardi.
I primi due operai, i fratelli Kwame e Kofi, sbucarono da dietro una fila di ulivi. I loro occhi si sgranarono, le bocche si aprirono in un silenzio attonito. Poi, gli altri sei li seguirono, uno dopo l'altro. La scena che si presentò ai loro occhi era inequivocabile: Leonardo, completamente nudo, il cazzo ancora gocciolante, era inginocchiato a terra. Edoardo, il loro datore di lavoro, era in piedi davanti a lui, il suo pene ancora rosso e lucido, e Leonardo aveva la bocca spalancata, il viso sporco del suo sperma appena eiaculato.
Un attimo di silenzio surreale. Poi, un mormorio si diffuse tra gli otto uomini del Camerun. Non erano sposati, nessuno di loro. Vivevano in Puglia da anni, lavorando sodo, e le loro notti erano spesso solitarie. La visione di quei due corpi nudi, l'odore di sesso nell'aria, accese qualcosa in loro.
Kwame, il più anziano e il più audace, fece un passo avanti. Fece un gesto a Edoardo, portando un dito alle labbra, un invito al silenzio. Edoardo, ancora in stato di shock, annuì lentamente. Gli occhi di Kwame, e poi quelli degli altri, si posarono su Leonardo, inginocchiato a terra, la sua erezione che non accennava a diminuire.
Con un movimento lento e deliberato, Kwame si sfilò la maglietta, poi i pantaloni, e infine gli slip. Il suo corpo scuro e muscoloso fu esposto, e il suo cazzo, grosso e scuro, si eresse subito, puntando verso Leonardo. Gli altri operai seguirono il suo esempio, uno dopo l'altro. In pochi istanti, otto uomini nudi, dalla pelle scura e i cazzi eretti, circondarono Leonardo ed Edoardo.
Leonardo era pietrificato. Il suo cuore batteva all'impazzata, la paura si mescolava a un eccitazione selvaggia e incontrollabile. Otto cazzi duri, di diverse dimensioni e spessore, erano ora puntati verso di lui.
Kwame si avvicinò a Leonardo, il suo pene che sfiorava il naso del ragazzo. "Ora tocca a noi, capo," sussurrò, la sua voce profonda e roca.
Edoardo non riusciva a parlare. Annuì.
Kwame si posizionò di fronte a Leonardo. "Prendi," disse, spingendolo delicatamente nella bocca del ragazzo.
Leonardo obbedì, la bocca ancora umida del sapore di Edoardo, ora riempita dal sapore leggermente diverso di Kwame. Il cazzo di Kwame era più spesso, più ruvido, e Leonardo sentiva la sua gola che si tendeva per accoglierlo. Iniziò a succhiare, le sue labbra che si muovevano con un'impudenza che non avrebbe mai pensato di possedere.
Edoardo, in piedi, osservava la scena, il suo cazzo che era di nuovo duro come la pietra. Era sconvolto, ma anche stranamente eccitato. Gli altri sette operai aspettavano il loro turno, i loro cazzi che pulsavano, l'aria carica di desiderio.
Kwame gemette, spingendo più a fondo nella gola di Leonardo. "Mmh... sì... così... bravo ragazzo..."
Leonardo continuò, le sue guance che gli facevano male, ma il piacere era troppo intenso per fermarsi. Sentiva il suo corpo che si abbandonava a quella situazione irreale, a quella gang bang improvvisata sotto il sole che calava.
Dopo pochi minuti, Kwame tirò fuori il suo cazzo dalla bocca di Leonardo, lucido e brillante di saliva. Un getto caldo e denso di sperma spruzzò sulla sua faccia, e Leonardo lo ingoiò, sentendo il sapore forte e salato.
Poi, toccò a Kofi. E poi a Ibrahim. E poi a Moussa. E così via, uno dopo l'altro. Leonardo si ritrovò a succhiare otto cazzi diversi, ingoiando otto eiaculazioni diverse, il suo viso e i suoi capelli sporchi di sperma, la sua gola che bruciava, ma il suo corpo che non smetteva di tremare di desiderio.
Quando la bocca di Leonardo era ormai intorpidita, gli operai cambiarono strategia. Due di loro lo presero per le braccia, sollevandolo leggermente. Kwame si mise dietro di lui, il suo cazzo duro e scuro che si premette contro il culo di Leonardo.
"Ora tocca al culo, capo," sussurrò.
Leonardo gemette, il suo corpo che si contorceva leggermente. Era ancora bagnato e dolorante dal rapporto con Edoardo, ma l'eccitazione era troppo forte per resistere. Kwame sputò sul suo cazzo, poi lo spinse lentamente nel culo di Leonardo.
"Ahhh... è stretto..." Leonardo ansimò, stringendo i denti.
Kwame spinse con forza, e il cazzo entrò, allargando di nuovo l'apertura. Leonardo gridò, ma era un grido di dolore e piacere mescolati. Kwame iniziò a spingere, forte e profondo, le sue palle che schiaffeggiavano le natiche di Leonardo.
I gemiti di Leonardo si mescolavano ai suoni umidi dell'accoppiamento, ai respiri affannosi degli uomini. Edoardo, seduto per terra, il suo cazzo pulsante in mano, si masturbava furiosamente, gli occhi fissi sul nipote, la sua mente in un turbinio di shock e incredulità, ma anche di un piacere inaspettato.
Uno dopo l'altro, gli operai si alternarono. Leonardo fu scopato nel culo da ognuno di loro, sentendo cazzi di diverse dimensioni e consistenze riempirlo, allargarlo, e poi eiaculare dentro di lui. Poi, quando il suo culo era ormai dolorante e intorpidito, lo fecero inginocchiare di nuovo, e uno dopo l'altro, vennero nella sua bocca, riempiendola di sperma caldo e denso.
Il sole calò completamente, tingendo il cielo di un blu profondo, mentre le stelle iniziavano a brillare. La gang bang continuò, instancabile, fino a quando l'ultimo operaio, Karim, non venne nella bocca di Leonardo, svuotando le sue ultime gocce di sperma.
Leonardo giaceva a terra, nudo, esausto, il suo corpo ricoperto di sperma, il suo culo dolorante, la sua gola secca. Ma un sorriso strano e selvaggio gli si aprì sul viso. Non aveva mai provato nulla di simile. Era stato travolto, sottomesso, usato, eppure si sentiva incredibilmente vivo, appagato.
Gli operai, stanchi ma soddisfatti, si rivestirono in silenzio, lanciando sguardi complici a Leonardo. Edoardo, che si era rivestito anche lui, si avvicinò al nipote.
"Leo... stai bene?" la sua voce era ancora un po' tremante.
Leonardo lo guardò, i suoi occhi che brillavano nella penombra. "Benissimo, zio," sussurrò, la sua voce roca, ma con un tono di assoluta certezza.
Quella notte, Leonardo non dormì molto. Le sensazioni, gli odori, i sapori di quella gang bang negli uliveti, si erano impressi a fuoco nella sua mente e nel suo corpo. Non avrebbe mai più dimenticato l'esperienza.
E da quel giorno in poi, ogni volta che ne aveva la possibilità, o ogni volta che Edoardo lo chiamava, Leonardo correva in Puglia. Non solo per aiutare lo zio con gli ulivi, ma per rivivere quella sensazione, per abbandonarsi di nuovo a quella selvaggia e inaspettata libidine che aveva scoperto tra le fronde argentee degli ulivi, sotto il cielo stellato della sua terra. La sua vita universitaria a Milano era solo una pausa, un intermezzo, in attesa del prossimo richiamo del sud, del prossimo, indimenticabile, incontro.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La raccolta delle olive:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
